2019 Oscar Nominated Shorts: Live Action

2019 Oscar Nominated Shorts: Live Action

20191 h 44 min
Overview

Metadata
Original Title 2019 Oscar Nominated Shorts: Live Action
Runtime 1 h 44 min
Country
Release Date 19 Febbraio 2019
Director
Writer
Director of Photography
Original Music Composer
Actors
Starring: —

Non si fa molta fatica a individuare l’elemento comune ai corti candidati in questa categoria, o meglio a quattro di essi: i bambini e la perdita dell’innocenza. Coincidenze? Destino? Polemica? La risposta probabilmente è sí a tutte e tre le domande.

Prima di affrontare il trauma di come la nostra società abbia abbandonato e tradito la generazione sua e quella conseguente, consideriamo i traumi della generazione precedente nel cortometraggio canadese francofono “Marguerite”, di Marianne Farley, l’unico della selezione che sfugge al tema dell’infanzia.

Marguerite è una donna anziana non autosufficiente; vive sola ma è visitata regolarmente da una infermiera piú giovane che presto rivela di avere una compagna, scatenando in Marguerite il rimpianto di gioventù di un’amore omosessuale mai perseguito. Come intuibile, il tema è affrontato con delicatezza e diluizione dei tempi, ogni dialogo dosato con tatto per contemplare la minima reazione, la minima contrazione muscolare, ogni passo, ogni sospiro di una donna di cui queste minuzie sono i maggiori segni vitali; minuzie che non sono valorizzate al massimo dalle attrici di questo film, brave ma non abbastanza raffinate.

Il candore di “Marguerite” non può competere con gli effetti devastanti degli altri concorrenti di questa categoria, se consideriamo cosa potrebbe piú facilmente conquistare l’attenzione dell’Academy.

Sempre dal Canada (terra sempre piú sacra di cinema! La nomineremo ancora un paio di volte almeno, in questa guida) viene il cortometraggio “Fauve”, di Jeremy Comte: la traduzione del titolo è “fulvo”, come a conferire una scorza selvatica ai protagonisti di questa storia. Due bambini, a zonzo per dei magnifici ambienti spopolati, si sfidano a giochi e imprese sempre meno innocenti finché si perdono in una cava.

Il giovane regista (di cui si può guardare online il corto documentario del 2010 “Feel the Hill” e avere un’idea del suo stile) incornicia i due piccoli protagonisti come animali in un documentario naturalistico o in un panorama post-apocalittico dove ogni segno della civiltà sembra un relitto millenario. La neutralità dell’ambiente si muta gradualmente in impassibilità di fronte all’orrore.

In “Madre”, del regista madrileno Rodrigo Sorogoyen, invece il bambino protagonista non lo vediamo mai perché il dramma si svolge altrove, mentre il bimbo è fuori campo, al telefono.

Nella migliore tradizione del “Ciclo Alta Tensione” di Canale 5, una donna e sua madre sono sole in un appartamento quando il figlio della prima la chiama al telefono. Il piccolo era in viaggio con il padre nei Paesi Baschi e racconta di come si siano fermati su una spiaggia deserta quando il padre si è addentrato nella vicina foresta e non ne è più uscito. La madre cerca di tranquillizzare il piccolo e sulle prima ci riesce, ma gradualmente la situazione si rivela ingestibile e le due donne sono schiacciate dall’impotenza.

Un film che è un accattivante esercizio di resistenza (attoriale e tecnica), retto principalmente dall’interprete della madre, Marta Nieto.

Un’incursione nell’America profonda e nelle sue devianze neonaziste, ma attraverso l’occhio giudice del regista israeliano, erede di un sopravvissuto alla Shoah, Guy Nattiv: “Skin” è la prima produzione statunitense di Nattiv, da cui ha tratto il lungometraggio omonimo presentato al Festival di Toronto e, la settimana scorsa, al Festival di Berlino, con protagonisti le star Jamie Bell e Vera Farmiga.

Nel corto i protagonisti sono i meno noti ma intensi Jonathan Tucker e Danielle Macdonald, e interpretano i genitori del piccolo e vispo Troy (Jackson Robert Scott, già visto al suo esordio in “It”, 2017); lo introducono alla loro banda di compari, subito identificabili come nazi-skin, e all’uso delle armi. Quando Troy incontra per la prima volta una persona di colore, accetta candidamente la sua cordialità; non proprio la stessa reazione del padre, che invece provocherà la rissa e scatenerà una ritorsione tragicomica da parte della comunità afro-americana. Di tutto questo le vere vittime saranno, alla resa dei conti, i bambini.

Una storia dura che si lascia però definire dal colpo di scena finale, sbilanciandosi rispetto al tono tenuto fino a quel momento: avrà ritrovato l’equilibrio nella versione di lungometraggio?

Ultimo ma tutt’altro che ultimo, anzi probabile vincitore, sicuramente il film che più si distingue nella sua categoria, e foriero di polemiche, è il cortometraggio irlandese “Detainment” di Vincent Lambe, tratto da una storia vera che ha sconvolto le coscienze degli inglesi negli anni ‘90, occupando le cronache di quegli anni. Il film mette in scena le trascrizioni degli interrogatori riportandole testualmente in quasi tutti i dialoghi.

Il caso è avvenuto a Liverpool nel 1993 quando Jon Venables e Robert Thompson, all’età di dieci anni, hanno rapito, seviziato, ucciso e mutilato James Bulger, un bambino di due anni, per noia. I due minori furono conseguentemente interrogati e rapidamente processati da un tribunale per adulti in un clima di linciaggio popolare i cui strascichi persistono ancora oggi.

Gli interrogatori dei due carnefici sono un’esperienza (fra quelle civili) stressante oltre ogni immaginazione. In questo contesto surreale, subumano e sovrumano allo stesso tempo, le personalità di tutti i personaggi coinvolti sfidano ogni convenzione e previsione: uno sviluppo che nessuno scrittore avrebbe mai potuto inventare e una prova di forza per gli attori, specialmente i bambini (e specialmente Ely Solan) sbalorditiva e, nella sua efficacia, nauseante.

Preferiti e pronostici

Nel tentare una previsione per questa categoria quest’anno il dubbio maggiore è se l’Academy vorrà riconoscere il coraggio e il rigore con cui si è condotto “Detainment” o se cercherà di resistere alle polemiche premiando eccellenze di altra natura come l’alienazione di “Fauve”, l’attualità di “Skin”, la leggerezza di “Marguerite” o l’esercizio di stile di “Madre”. In questa incertezza la mia preferenza va a “Detainment”, e anche il mio pronostico, confidando nell’effetto shock.

Sul sito di Shorts TV, al momento in cui scrivo, le preferenze del pubblico sono invece per “Skin”.

aggiornamento Vince Skin.

Oscar 2018 | Guida ai cortometraggi candidati

📰 Originariamente pubblicato come “#Oscar2018: Guida ai cortometraggi candidati” su Loudvision il 3 marzo 2018.

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