2019 Oscar Nominated Shorts: Animation

Locandina del film "2019 Oscar Nominated Shorts: Animation"

2019 Oscar Nominated Shorts: Animation

20190 h 55 min
Overview

I cinque cortometraggi animati candidati agli Oscar 2019

Metadata
Original Title 2019 Oscar Nominated Shorts: Animation
Runtime 0 h 55 min
Release Date 1 Febbraio 2019
Director
Writer
Director of Photography
Original Music Composer

Quest’anno per una felice coincidenza tutti i dieci cortometraggi d’animazione pre-selezionati dall’Academy (nella fase precedente alla scelta delle cinque nomination effettive) sono stati resi disponibili online gratuitamente dai relativi distributori, anche se per un periodo limitato e ormai terminato. Della cosa si è accorto l’imprescindibile Cartoon Brew, contagiando di entusiasmo la comunità di animatori e amanti dell’animazione in tutto il mondo. La cattiva notizia è che adesso chi li ha visti ha le prove che i cinque candidati effettivi non sono davvero tutti e cinque i migliori. Sapere è soffrire.

Il film relativamente piú deludente è il canadese “Animal Behaviour”, dei coniugi già premi Oscar Alison Snowden e David Fine: i due sono i creatori della serie “Shaun, vita da pecora” e anche autori di alcuni episodi di “Peppa Pig”. Fun fact: la voce originale di Peppa Pig è della loro figlia Lily.

In “Animal Behaviour” i due autori sforano nel campo dell’animazione per adulti: siamo a una sessione di terapia di gruppo per animali nevrotici tenuta da uno psicologo cane che dimostrerà di non riuscire a tenere a bada i suoi pazienti. Gli scambi e le allusioni dei personaggi sono simpatici ma l’idea di fondo è che le loro nevrosi siano in realtà gli stereotipi consolidati con cui definiamo quei certi animali.

Uno svolgimento cosí telefonato lascia in bocca, se non l’amaro, inevitabilmente della secchezza.

Ha avuto una notevole popolarità online, già prima della considerazione dell’Academy, il cortometraggio “One Small Step”, esordio degli animatori di formazione disneyiana Andrew Chesworth e Bobby Pontillas prodotto dal giovane studio d’animazione cinese/statunitense Taiko Studios.

È un film che nella forma si ispira evidentemente alle pillole di racconto di formazione semi-autobiografico sperimentate nei cortometraggi degli studi Pixar (ne troviamo una candidata pure quest’anno): protagonisti bambini i cui sogni si scontrano con la realtà (spesso incarnata dai loro genitori o dalla condizione di discriminazione su base etnica) ma con disciplina e con tolleranza verso i propri genitori (quindi la propria cultura) si ottengono le soddisfazioni e si raggiunge la pace famigliare.

Qui la piccola cino-americana Luna sogna di diventare astronauta, supportata da suo padre calzolaio, ma da adolescente i suoi sogni si infrangono e suo padre le sembra non essere più utile a nulla… finché, un giorno piovoso, suo padre non muore.

Una versione ancora più commovente, ma anche a tratti comica, della stessa formula narrativa la troviamo appunto nel cortometraggio Pixar “Bao” di Domee Shi, visto al cinema questa estate in abbinamento a “Gli Incredibili 2”. Il successo di questo corto, unito al recente ricambio generazionale “forzato” che ha sconvolto i vertici Pixar, ha portato l’autrice a guadagnarsi anche la regia di uno dei prossimi lungometraggi Disney-Pixar.

Bao”, ambientato a Toronto, mostra una donna prendersi cura di un raviolo antropomorfo, prima affettuoso e tenero, poi sempre più indipendente e scostante. Un progetto che brilla per l’espressività dell’animazione, inserendosi nel solco della tradizione pixariana dell’umanizzazione degli oggetti. Ma la saturazione di questo tipo di racconti, almeno nel contesto dei premi Oscar, si fa sentire e diventa quasi un handicap.

Con “Late Afternoon” di Louise Bagnall (che avevamo già visto all’Irish Film Festa) lo studio d’animazione irlandese Cartoon Saloon conquista pure la categoria dei cortometraggi, dopo le nomination per i lungometraggi del suo fondatore Tomm Moore “The Secret of Kells” e “La canzone del mare”.

Troviamo una dinamica simile a quella di un candidato della categoria dei corti live-action, “Marguerite”: un’anziana e la sua presunta badante, di cui piccoli gesti e parole chiave scatenano ricordi creduti perduti. In questo caso i ricordi sono visualizzati come voli, disegni, contorni o colori che si combinano a formare, un tassello alla volta, la storia della vita della protagonista Emile (con la voce di Fionnula Flanagan) e di Kate, la donna che la assiste.

La perla della categoria è “Weekends”, dell’animatore canadese Trevor Jimenez, già in scuderia Pixar ma al suo esordio da indipendente. Semi-autobiografico e racconto di formazione anche questo, sí, ma con uno svolgimento e dei twist decisamente alternativi alla formula che ho rimproverato agli altri corti.

Un bambino fa la spola fra l’affidamento al padre e alla madre, divorziati. La natura di questa separazione e le diverse vite che conducono i suoi due genitori confondono la povera mente malleabile del piccolo protagonista, tanto da cominciare a sperimentare allucinazioni, e noi con lui.

I disegni sono una boccata d’aria nella loro densità di tratteggi, nella sapiente carica emotiva dei colori e della luce; la definizione degli ambienti immediata e riconoscibile contribuisce alla scansione delle sequenze, ciclica ma progressivamente contaminata dalle visioni oniriche; la musica sostituisce le parole; quindici minuti che sembrano le due ore di un lungometraggio epico.

Preferiti e pronostici

Weekends” è il mio preferito, pochi giri di parole.

Pochi giri di parole anche per fare un pronostico: “Late Afternoon”. E “Late Afternoon”, al momento in cui scrivo, è anche il preferito del pubblico di Shorts TV.

aggiornamento Vince Bao.

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